chi può registrare un marchio

L’art. 19 del CPI precisa che “può ottenere una registrazione per marchio d’impresa chi lo utilizzi o si proponga di utilizzarlo nella fabbricazione o commercio di prodotti o nella prestazione di servizi della propria impresa o di imprese di cui abbia il controllo o che ne facciano uso con il suo consenso”. Si può trattare sia di una persona fisica, sia di una persona giuridica.

È ammessa, quindi, la registrazione di un segno anche da parte di colui che non ne voglia fare un uso diretto: ad esempio, un'agenzia di pubblicità, un consorzio di produttori ovvero una holding finanziaria. Così come è riconosciuta l'ammissibilità della registrazione di un marchio a fini di merchandising, vale a dire di un marchio destinato a essere utilizzato prevalentemente, se non esclusivamente, da soggetti terzi.

Il marchio collettivo può essere oggetto di registrazione da parte di associazioni di fabbricanti, produttori, prestatori di servizi o commercianti. Il marchio collettivo deve, quindi, essere registrato da soggetti in possesso di una struttura adeguata per garantire una gestione efficace del medesimo marchio e viene concesso in uso a tutte le aziende produttrici che si assoggettano a regole stabilite dal titolare. La fattispecie del consorzio - che prevede la presenza di un’organizzazione comune tra più imprese associate finalizzata allo svolgimento di talune fasi operative - viene considerata idonea ad assicurare proprio questa efficace gestione del marchio collettivo, poiché consente il raggiungimento di risultati operativi difficilmente ottenibili dalla singola impresa - grazie a economie di scala, soprattutto nel settore della promozione e della commercializzazione di prodotti tipici - e offre alle singole imprese una visibilità aziendale molto più elevata rispetto a marchi individuali, specie per i prodotti regolamentati da precisi disciplinari di tipicità.

Il richiedente può presentare domanda di deposito personalmente ovvero eleggere un rappresentante che deve essere scelto tra i consulenti in proprietà industriale, iscritti in apposito albo professionale tenuto dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, o tra gli avvocati iscritti nei rispettivi albi. Il rappresentante è obbligatorio solo quando non si dispone di uno stabilimento produttivo o di un domicilio legale in Italia.

La nomina del mandatario può essere fatta nella domanda di deposito (e in tal caso la domanda deve essere firmata congiuntamente dal richiedente e dal suo mandatario) o con un separato atto che può consistere in una procura notarile o in una lettera d’incarico.

La procura notarile consiste in un atto firmato dinnanzi a un  notaio con il quale si conferisce incarico a voler seguire ogni procedura innanzi all’UIBM senza dover specificare né l’oggetto, né  a quali domande (di marchio, di brevetto, di disegno, di modello o altro) si riferisce la procura.

La lettera d’incarico può essere generale o specifica e quest’ultima può essere singola o multipla:

  • generale: l’incarico conferito riguarda tutto l’iter per ottenere la registrazione richiesta, nonché il disbrigo di tutto ciò che concerne l’eventuale contenzioso   
  • specifica: si indicano dettagliatamente i servizi che il consulente è tenuto a svolgere (la sola domiciliazione, l’iter parziale o totale del deposito della domanda, la consulenza in caso di opposizione, il ricorso alla Commissione dei Ricorsi avverso provvedimenti di diniego, ecc.)
  • singola: riguarda una singola domanda
  • multipla: può riguardare più domande che devono essere sempre indicate nella lettera.

In ogni domanda successiva a quella con la quale la lettera d’incarico generale o multipla è stata depositata, devono essere indicati gli estremi del deposito della predetta lettera d’incarico.

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